
Poche ore fa sono atterrata a San Francisco, per metà stordita dalle 16 ore di fuso orario e per metà malinconica come sempre alla fine di un viaggio. E domani ricomincio il lavoro, che mi sembra di avere lasciato da mesi.
Prima di partire non avevo la minima idea di cosa aspettarmi, e invece mi sono trovata persino a chiedermi come sarebbe vivere in Giappone. In fondo, non è troppo diverso dall'Italia, è un paese con tradizioni radicate, storia, cibo sano, spazi piccoli; un paese dove le stagioni esistono ancora e i giovani non lasciano la famiglia finchè si sposano; un paese dove si può fare il bagno in spiaggia senza congelare e dove si fuma ancora nei locali. Il grande ostacolo per noi occidentali è la lingua; così diversa e incomprensibile, è un affascinante mix di caratteri cinesi e alfabeto giapponese. E nonostante tutti comprendano la domanda "Do you speak English?", la risposta è spesso "No".
Il bello di viaggiare è anche fare incontri inaspettati. Giovedi, dalle parti di Kamakura, a sud di Tokyo, ho notato una ragazza giapponese che in treno studiava l'inglese e le ho chiesto un'informazione. Incredibilmente, il giorno successivo mi ha riconosciuta e salutata alla stazione centrale di Tokyo, in un'ora di punta di una città che ha 12 milioni di abitanti e altrettanti pendolari che vi si recano ogni giorno. Si chiama Mika, è dolcissima e dimostra 10 anni in meno di quelli che ha, come tutte le donne giapponesi (che tra l'altro pare siano le più longeve al mondo, 86 anni di vita media).
Se a San Francisco è facile scoprire che il Mondo è piccolo, non avrei mai creduto di potere dire la stessa cosa di Tokyo.
Vorrei raccontare di Kamakura, la ex capitale del Giappone, che pullula di templi buddisti e shintoisti, che (a differenza di Tokyo) è rimasta intatta durante la guerra, dove si respira odore di incenso e il canto delle cicale è assordante, dove un signore 80enne che tirava con l'arco per esercitare la mente alla concentrazione mi ha chiesto in perfetto inglese di sedermi e rimanere a guardare.
Vorrei raccontare di Tokyo, dover il palazzo dell'Imperatore apre le porte al pubblico solo due giorni all'anno, dove milioni di persone camminano ogni giorno su strade pulitissime, dove ci sono quartieri famosi perchè i
teenager si travestono da cartoni animati, dove ho scattato una foto insieme a due novelli sposi in abiti tradizionali giapponesi nel tempio buddista più antico della città.
E poi ancora le ragazze per la strada in kimono, i dolci tipici con la pasta di riso e i fagioli (!), la smania dei giapponesi di parlare con gli stranieri, il monte Fuji di cui ho appena visto la cima.
Attendo con ansia i racconti di Aldo, che rimane in Giappone un altro mese.